Lettera aperta: sofferenza e vergogna!
Venerdì 28 Gennaio 2011 16:32 Sr. Rita e sorelle comunità Rut
Non offendere né umiliare la “bellezza” della donna…
Caserta, 27 gennaio 2011 - Festa di Sant’Angela Merici
«Se verrete a conoscere chiaramente che sono in pericolo la
salvezza e l’onestà delle figliole, non dovrete per niente consentire, né
sopportare, né aver riguardo alcuno, se non potrete provvedere voi, ricorrete
alle madri principali e, senza riguardo alcuno, siate insistenti, anche
importune e fastidiose»(Sant’Angela Merici).
Da anni, insieme a tre mie consorelle (suore Orsoline del S. Cuore di Maria),
sono impegnata in un territorio a dire di molti “senza speranza”. Un territorio,
quello casertano, sempre più in ginocchio per il suo grave degrado ambientale,
sociale e culturale, dove anche la piaga dello sfruttamento sessuale, perpetrato
a danno di tante giovani donne migranti, è assai presente con i suoi segni di
violenza e di vera schiavitù.
Come donna, come consacrata, provocata dal Vangelo di Gesù che parla di
liberazione e di speranza, insieme alle mie consorelle, ho scelto di “farmi
presenza amica” accanto a queste giovani donne straniere, spesso minorenni, per
offrire loro il vino della speranza, il pane della vita e il profumo della
dignità.
Oggi, osservando il volto di Susan chinarsi e illuminarsi in quello del suo
piccolo Francis, scelto e accolto con amore, ripensando alla sua storia - una
tra le tante storie accolte, la quale ancora bambina (16 anni) si è trovata
sulle nostre strade come merce da comprare, da violare e da usare da parte di
tanti uomini italiani - sono stata assalita da un sentimento di profonda
vergogna, ma anche di rabbia.
Ho sentito il bisogno, come donna, come consacrata e come cittadina italiana, di
chiedere perdono a Susan per l’indecoroso spettacolo a cui tutti, in questi
giorni, stiamo assistendo. E non solo a Susan, ma anche alle tante donne che
hanno trovato aiuto e liberazione e alle tante, troppe donne, ancora schiave
sulle nostre strade. Ma anche ai numerosi volontari e ai tanti giovani che
insieme a noi religiose credono nel valore della persona, in particolare della
donna, riconosciuta e rispettata nella sua dignità e libertà.
Sono sconcertata nell’assistere come da “ville” del potere alcuni rappresentanti
del governo, eletti per cercare e fare unicamente il bene per il nostro Paese,
soprattutto in un momento di così grave crisi, offendano, umilino e deturpino
l’immagine della donna. Inquieta vedere esercitare un potere in maniera così
sfacciata e arrogante che riduce la donna a merce e dove fiumi di denaro e di
promesse intrecciano corpi trasformati in oggetti di godimento. Di fronte a tale
e tanto spettacolo l’indignazione è grande! Come non andare con la mente
all’immagine di un altro “palazzo” del potere, dove circa duemila anni fa al
potente di turno, incarnato nel re Erode, il Battista gridò con tutta la sua
voce: «Non ti è lecito, non ti è lecito!».
Anch’io oggi, anche a nome di Susan, sento di alzare la mia voce e dire ai
nostri potenti, agli Erodi di turno, non ti è lecito! Non ti è lecito offendere
e umiliare la “bellezza” della donna; non ti è lecito trasformare le relazioni
in merce di scambio, guidate da interessi e denaro; e soprattutto oggi non ti è
lecito soffocare il cammino dei giovani nei loro desideri di autenticità, di
bellezza, di trasparenza, di onesta. Tutto questo è il tradimento del Vangelo,
della vita e della speranza!
Ma davanti a questo spettacolo una domanda mi rode dentro: dove sono gli uomini,
dove sono i maschi? Poche sono le loro voci, anche dei credenti, che si alzano
chiare e forti. Nei loro silenzi c’è ancora troppa omertà, nascosta compiacenza
e forse sottile invidia. Credo che dentro questo mondo maschile, dove le
relazioni e i rapporti sono spesso esercitati nel segno del potere, c’è un
grande bisogno di liberazione.
E allora grazie a te, Susan, sorella e amica, per aver dato voce alla mia e
nostra indignazione, ora posso, come donna consacrata e come cittadina,
guardarti negli occhi e insieme al piccolo Francis respirare il profumo della
dignità e della libertà.
Sr. Rita e sorelle comunità Rut
Riflessione sulla dignità della donna
Venerdì 28 Gennaio 2011 16:45 Suor Eugenia Bonetti, MC
alla luce dell’immagine presentata dai mezzi di comunicazione
Roma 27 gennaio 2011
Dal
Documento “Ecclesia in Europa”, emanato il 28 giugno 2003, troviamo questo
passaggio a difesa e protezione della dignità della donna:
«La Chiesa non manca di alzare la sua voce per
denunciare le ingiustizie e le violenze perpetrate contro le donne, in qualsiasi
luogo e circostanza avvengano. Essa chiede che siano realmente applicate le
leggi che proteggono la donna e siano messe in atto misure efficaci contro l'uso
umiliante di immagini femminili nella propaganda commerciale e contro il
flagello della prostituzione».
Le
costanti notizie di cronaca che in queste ultime settimane si susseguono con
spudoratezza sui nostri giornali e nelle trasmissioni televisive e radiofoniche
ci sgomentano e ci portano a pensare che siamo ancora molto lontani dal
considerare la donna per ciò che è veramente e non semplicemente un oggetto o
una merce da usare a piacimento per interessi personali. In molti ci domandiamo
il perché di tutte queste notizie mediatiche e soprattutto ci chiediamo che
immagine stiamo dando della donna e del suo ruolo nella società e nella
famiglia, a prescindere dai fatti di cronaca, dalla veridicità o meno di ciò che
ci viene presentato, dal linguaggio usato senza vergogna.
Come donne che vivono e operano per una vocazione di amore e servizio alla vita
e al rispetto della dignità di ogni essere umano, non possiamo tacere
esonerandoci dall’esprimere la nostra preoccupazione ed il nostro sdegno per lo
scempio che stiamo facendo della donna e del mancato rispetto della sua
sacralità e identità.
In questi ultimi tempi si è cercato di eliminare la prostituzione di strada
perché dava fastidio e disturbava i sedicenti benpensanti e abbiamo voluto
rinchiuderla in luoghi meno visibili, ma non ci rendiamo conto che una
prostituzione del corpo e dell’immagine della donna è diventata ormai parte
integrante nei nostri programmi e notizie televisive, alla portata di tutti.
Tutto questo purtroppo educa allo sfruttamento, al sopruso, al piacere, al
potere, senza alcuna preoccupazione delle dolorose conseguenze sui nostri
giovani che vi vedono modelli da imitare. La donna è diventata solo una merce
che si può comperare, consumare per poi liberarsene come un oggetto “usa e
getta”.
La vita religiosa femminile lungo i secoli e la sua storia ha sempre avuto
una’attenzione particolare al mondo femminile salvaguardando, difendendo e
promuovendo la sua identità e dignità contro i soprusi e le discriminazioni di
tutti i tempi e luoghi, particolarmente in situazioni di emarginazioni e di
povertà.
Purtroppo, nonostante l’emancipazione acquisita dalla donna in questi ultimi
anni in diversi modi e settori dobbiamo constatare con vergogna che purtroppo
ancora oggi, nel 2011 la sua dignità è terribilmente minacciata e calpestata e
la sua identità completamente offuscata.
In questi ultimi vent’anni le religiose hanno conosciuto in modo particolare
sulle nostre strade il volto e gli orrori causati dalla tratta di esseri umani,
specie di donne e minori per l’umiliante e degradante uso dello sfruttamento
sessuale del loro corpo. La maggior parte sono giovani immigrate, usate come
fonte di piacere e di guadagno. Molte delle nostre comunità religiose, fedeli ai
loro carismi di fondazione, hanno accolto in questi ultimi anni migliaia di
queste donne che si ribellavano a questo sfruttamento, offrendo loro protezione,
rispetto e possibilità di ricostruire la loro vita distrutta e il loro futuro.
Quanto impegno e dedizione, amore e gratuità, servizio e solidarietà sono stati
offerti a tante donne vittime della tratta e dello sfruttamento senza nessun
tornaconto e aiuto finanziario dalle istituzioni, fidandoci esclusivamente della
provvidenza. E quante vite salvate e ridonate alle loro famiglie e alla società!
Quanta fatica e quanto tempo occorrono per poter guarire le ferite causate dalla
violenza e dall’egoismo umano per ricostruire la personalità di una giovane
donna vittima di inganni e di soprusi!
A nome di tutte queste religiose che in varie parti d’Italia ogni giorno con
coraggio e dedizione, non curanti dei rischi e della fatica, senza cercare
pubblicità, consensi e tornaconto, ma semplicemente guidati dall’amore e dal
rispetto vero per la persona, si chinano su queste donne ferite a causa dallo
sfruttamento sessuale. Le aiutano a guarire e a scoprire il vero volto
dell’amore, ridando loro la voglia di vivere, di crescere e di amare.
Voglio terminare questa mia riflessione citando un detto molto saggio e attuale:
«Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce». Ciò è più che mai
attuale in questo nostro contesto mediatico.
Nonostante il grande chiasso che si sta facendo in questi giorni per un albero
che è caduto e che ha sconvolto e confuso molte persone, noi religiose
continuiamo silenziosamente ma con determinazione a operare per proteggere la
dignità e la sacralità di ogni persona, specie della donna e delle minorenni,
vittime di una società del consumo e dell’apparenza, della mancanza di moralità
e del vuoto di valori.
Il nostro servizio di donne a favore di altre donne - oltre che continuare a
essere una forte denuncia fatta non solo a parole bensì attraverso la
testimonianza concreta della nostra vita - vuole essere una risposta adeguata a
tante giovani, vittime in modi diversi dei nostri modelli di vita, affinché
possano crescere e recuperare la dimensione e la gioia di ritornare ad essere
protagoniste del loro futuro. Il loro successo vero ed il loro avvenire non
possono essere basati sul denaro, sulla carriera o sui privilegi dei potenti,
bensì sulle loro capacità umane, sulla loro bellezza interiore e sul loro senso
di responsabilità.
E noi donne religiose che operiamo in questo ministero vogliamo continuare ad
essere questi alberi che crescono senza far rumore per offrire l’ossigeno che
elimina l’inquinamento atmosferico e ricordare a tutti - società e Chiesa,
politici e persone comuni, giovani e anziani, uomini e donne - che l’onestà, il
rispetto della dignità e identità di ogni persona è il capitale più grande su
cui un Paese civile deve saper investire e conservare per noi oggi e per le
generazioni future.
Un giorno il nostro operato sarà giudicato non solo da Colui che ci ha creati e
al quale dobbiamo rendere conto, ma saremo giudicati anche dalla stessa storia.
Grazie.
Sr.
Eugenia Bonetti, Missionaria della Consolata
Responsabile ufficio “Tratta donne e minori” – Usmi
con e per tutte le religiose che operano in Italia per combattere ed eliminare
la tratta di donne e minori, specie per sfruttamento sessuale.