L'articolo

16 Febbraio 2006

L´INTERVISTA

Il filosofo Massimo Cacciari: piuttosto cambiamo il modo di insegnare religione ai ragazzi "Contesa inutile, finalmente è finita Gesù è stato un maestro di laicità" stimolo per tutti Se quella figura serve a ricordare il vero contenuto dei Vangeli, allora può essere di stimolo per tutti potere e libertÀ La grande tentazione demoniaca è quella del potere terreno, il suo messaggio invece era la libertà dell´anima

CARLO BRAMBILLA

MILANO - «A chi può dare fastidio quella povera figura? Quali libertà può ledere? Ma vogliamo scherzare? Via, un po´ di ragionevolezza... Non ha nessun senso voler togliere il crocifisso dalle aule scolastiche, dai luoghi pubblici. Perché sollevare questa questione allora? Dovremmo essere abbastanza maturi per capire che quell´immagine è stata posta sui muri suo malgrado. Se Gesù tornasse tra di noi il primo a togliere quell´effigie dalle aule certamente sarebbe lui. Ma adesso che è lì, cosa andiamo a togliere noi dai muri? La laicità di uno Stato non si misura dai crocifissi appesi o tolti».

Lo spinoso dibattito sul crocifisso nelle aule scolastiche, rilanciato dal Consiglio di Stato, fa perdere la pazienza al sindaco di Venezia Massimo Cacciari, filosofo particolarmente attento alle tematiche religiose.

Il Consiglio di Stato dice che il crocifisso è un simbolo di laicità. Le sembra una motivazione accettabile?

«Certo. Gesù era un maestro di laicità. Chi ha detto che il suo regno non è di questo mondo? Più laico di così... La grande tentazione demoniaca è quella del potere terreno. Gesù è la figura che nel modo più esplicito ha manifestato la libertà dell´anima spirituale di ciascuno. Se invece del crocifisso ci fosse appeso un cartellone con l´immagine di tutti i papi, da Pietro in poi, capirei la protesta. Anch´io sarei molto contrario e vorrei venisse tolto. Ma il crocifisso no. Non mi dà nessun fastidio».

Fino a che punto è giusto introdurre un segno privato, di una sola religione, in un luogo pubblico? Per i ragazzi potrebbe non essere educativo.

«Dipende da quello che si insegna ai ragazzi. Da cosa viene spiegato loro. Se il crocifisso è un´imposizione, il segno di una religione di Stato ("Quello è il capo") allora si bestemmia lo stesso messaggio di Cristo, che tutto è fuorché un messaggio per istituire una "religio civilis". Ma se quella figura serve a concentrare l´attenzione su ciò che Gesù ha veramente detto, sul contenuto dei Vangeli, allora può diventare una presenza di grandissimo stimolo. Di apertura mentale per tutti».

Ma la nostra è una società multiculturale. In cui convivono diverse confessioni. La comunità ebraica, per esempio, ha espresso in passato alcune perplessità sulla presenza del crocifisso.

«Non capisco quale fastidio possa dare il crocifisso alla comunità ebraica. Gesù era ebreo. Ebreo-palestinese. Alla comunità ebraica dovrebbero dare fastidio i cristiani. Sono stati loro a perseguitarli. Gesù non li avrebbe mai perseguitati. Mai e poi mai».

Qualcuno, come il ministro Letizia Moratti o la Lega Nord, ha fatto del crocifisso nelle aule scolastiche una battaglia politica.

«Lasciamoli perdere. Non possiamo prendere in considerazione certi politici come persone con voce in capitolo per parlare di Gesù».

Resta il fatto che in Europa solo noi abbiamo i crocifissi nelle scuole.

«Siamo anche l´unico paese ad avere la Santa sede. È ridicolo non rendersi conto che in Italia la presenza di questa formidabile autorità religiosa, etica e morale è maggiore che in altri paesi».

Come dovrebbe essere insegnata religione a scuola?

«Non come adesso. Sono favorevole a una materia fondamentale, obbligatoria, sulle tradizioni europee giudaico-cristiane. Con insegnanti selezionati con gli stessi metodi con cui si scelgono gli insegnanti di storia e filosofia. Naturalmente non indicati dalla Curia».