04-02-07, pagina 1, sezione PRIMA PAGINA

SE CONTINUA QUESTA GUERRA

TUTTI QUANTI VAN PER TERRA

Eugenio Scalfari

E così anche il calcio affonda nell' abisso: stadi chiusi, campionato sospeso ad oltranza, partite della Nazionale rinviate senza scadenza. Era cominciata con Calciopoli, adesso siamo ai morti ammazzati (due in dieci giorni) e agli ospedali gremiti di feriti. Dire che lo specchio si è rotto anche per il principale giocattolo che mobilitava ancora le passioni sportive del paese è dir poco. Non era passione sportiva ma feticismo, selvaggia idolatria, voglia di fare a botte per il solo gusto di farlo, di rompere, di esibizione muscolare. Nel calcio si è già visto di tutto: soldi e potere, teppismo e divismo, teppismo di massa e teppismo di "élite". Gli italiani sono impazziti? Forse sì, una larga fetta di italiani dà prove di follia o quantomeno di instabilità mentale, rivalità di campanile tracimano in pulsioni omicide; le regole vengono infrante, la pubblica sicurezza aggredita da una vera e propria guerriglia di tutti contro tutti e del tanto peggio tanto meglio. Si può sopprimere il calcio e le sue manifestazioni? Al di là dei provvedimenti della Federcalcio e di quelli che il governo dovrà prendere, il calcio si è soppresso da sé. Lascerà un vuoto enorme e nessuno sa come sarà riempito. Non nascondiamoci pensando che si tratta solo d' un gioco. Quel gioco alimentava anche sogni. Ora suscita incubi. Folle inferocite. Vite bruciate per niente, tragedie prive di senso, lutto collettivo senza elaborazione. Impossibile fare ironia su questo disastro. Lo si guarda con stupefatta impotenza e costernazione. * * * Ai piani superiori, quelli della politica e della ragione, si dovrebbe respirare meglio. Siamo nelle zone dell' intelletto, da "intelligere". Si dovrebbe esser più lontani dalle pulsioni incontrollate, dalla muscolarità dei gesti e delle parole. Ma è così? A giudicare da quanto è avvenuto nelle ultime ore non pare che sia così. La lucidità di pochi è assediata e messa a rischio dalla stoltezza di molti. In un' atmosfera hobbesiana, qui si recita la guerra di tutti contro tutti sul niente. L' ampliamento d' una base americana a Vicenza, una base che non contiene alcun deposito di armi e che non ha finalità guerresche offensive né difensive ma soltanto logistiche, rischia di innescare - ha già innescato - una reazione a catena che, se non verrà interrotta, porterà dritti alla crisi politica di un' alleanza che non avrebbe alternative se non la paralisi delle istituzioni. Siamo arrivati al colmo di un' opposizione che vota a favore del governo con l' intenzione dichiarata di farlo cadere e di una maggioranza che cade nella trappola presentando un documento talmente ambiguo e circospetto nei confronti del governo da mettere in moto tutte le forze centrifughe e ridursi in minoranza disordinata e sconfitta.

Un episodio simile di confusionismo parlamentare non era mai accaduto e non vale ora rimpallarsene le responsabilità. La mozione presentata dal centrosinistra era un capolavoro di ambiguità. L' errore è stato d' averla redatta in quel modo. Il Senato era chiamato a giudicare la relazione del ministro della Difesa sul caso Vicenza. La maggioranza non poteva che approvarla completandola eventualmente con ulteriori qualificazioni, ma la sinistra radicale ha preteso di sostituire la parola «approvazione» con l' algido termine della «presa d' atto». Prendere atto di un fatto significa che non lo si approva ma se ne constata l' esistenza, lo si accantona e si procede come se non fosse avvenuto. Il risultato si è visto. Ora ci sarà la manifestazione popolare del 17 febbraio a Vicenza e sarà un altro passo verso la centrifugazione della maggioranza e contro la politica di pace coerentemente condotta fin qui dal governo e lucidamente esposta nella lettera che Prodi ha indirizzato a "Repubblica" pubblicata ieri su questo giornale. Poi ci sarà il voto sulla nostra missione in Afganistan, appuntamento decisivo per la sussistenza del governo. Bertinotti, parlando dall' America Latina dove attualmente si trova, si è dimostrato fiducioso ed ha invitato il governo a trarre forza dalla «partecipazione popolare». Che cosa vuol dire il presidente della Camera? La manifestazione di Vicenza si effettua con il solo obiettivo d' impedire l' ampliamento e quindi l' esistenza della base americana. Non sappiamo quanto sia rappresentativa della volontà dei vicentini. Comunque in che modo il governo ne può trarre forza? Smentendo il proprio ministro della Difesa, anzi lo stesso presidente del Consiglio? Non si accorge il presidente della Camera di gettare olio sulla fiammella vicentina rischiando di farla diventare un incendio generale? E ancora: può una figura istituzionale assumere comportamenti che sono in stridente contrasto con la sua doverosa neutralità politica? * * * C' è dell' altro e di peggio. I contrasti di politica estera hanno rimesso in moto nell' altra ala dello schieramento di centrosinistra un battagliero massimalismo sul delicato tema delle coppie di fatto. Sembrava avviato a positiva soluzione con il documento Bindi-Pollastrini che aveva superato lo scoglio del "riconoscimento" attraverso la dichiarazione delle coppie dinanzi all' anagrafe del Comune di residenza anziché con l' iscrizione in apposito registro da parte d' un qualsiasi ufficiale di stato civile sul territorio nazionale. Con quest' accorgimento di notevole valenza giuridica era stata evitata ogni possibile somiglianza all' istituto matrimoniale e quindi - si riteneva - ogni contrasto con le posizioni non solo del laicato cattolico e delle sue associazioni ma della Chiesa. Questa era la speranza di tutte le «persone di buona volontà» a cominciare dallo stesso presidente della Repubblica quando aveva auspicato, nel corso della sua recente visita di Stato al Papa, la collaborazione della Chiesa per accrescere la coesione della società italiana nel rispetto della reciproca autonomia delle due entità - lo Stato e la Chiesa - nell' ambito delle rispettive sovranità e competenze. Il fatto che l' accordo fosse stato redatto da due ministri, l' una di cultura decisamente laica e l' altra di fede e cultura fermamente cattoliche, dava ulteriore garanzia di solidità. Purtroppo nelle ultime battute di questa vicenda, che dovrebbe arrivare all' esame del Consiglio dei ministri entro i prossimi quindici giorni, sono emersi nuovi freni e ripensamenti. Il ministro della Giustizia ha più volte dichiarato che non voterà l' accordo invocando il fatto che il suo partito non ha votato e quindi non ha sottoscritto su questo tema il programma del centrosinistra. Diverso il caso di Francesco Rutelli, presidente della Margherita e vicepresidente del Consiglio. Lui il programma di coalizione l' ha votato in tutti i punti e quindi non può rifiutarsi di accettarne anche questa parte nella quale si parla esplicitamente di riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto. Rifondazione e gli altri partiti della sinistra radicale tirano la corda in politica estera, una parte della Margherita la tira sulla questione delle coppie di fatto. Infine una dozzina di "cani sciolti" che non seguono più gli impegni di coalizione e neppure le indicazioni dei partiti di appartenenza, puntano esplicitamente alla crisi di governo e quindi ad una terza reincarnazione di Berlusconi. E la Chiesa? La Chiesa che dovrebbe collaborare alla coesione della società italiana? * * * Parlare della Chiesa o della Santa Sede o del Vaticano è impresa quanto mai ardua, data la complessità del mondo cattolico e delle istituzioni che lo dirigono. Cerchiamo dunque di essere molto precisi: qui parliamo della Conferenza episcopale italiana e del suo presidente (ancora per due mesi) cardinale Camillo Ruini. I vescovi italiani sono entrati a gamba tesa nella discussione sulle coppie di fatto. Hanno detto e ridetto che il Parlamento non deve fare nessuna legge in proposito perché qualsiasi intervento legislativo che nomini le coppie di fatto equivale, per il fatto stesso di nominarle, ad un riconoscimento para-matrimoniale inaccettabile dai Vescovi italiani. Che un intervento così plateale e più volte ribadito vada oltre il Concordato e oltre i Patti lateranensi è evidente. In queste ultime ore è nato anche un "giallo" su ipotetici contatti tra esponenti della Cei ed esponenti della Margherita. Smentite e controsmentite; ma debbo dire che il fatto mi sembra irrilevante. Non è invece irrilevante, anzi è rilevantissima la natura dell' intervento della Cei. Essa non si è limitata a comunicare la dottrina e l' etica della Chiesa in materia matrimoniale ma è arrivata a dare prescrizioni ai membri cattolici del Parlamento e al Parlamento stesso, irricevibili dalla massima istituzione della Repubblica, rappresentante della volontà popolare. Non è mistero che nella Chiesa questo travalicare della Cei incontra molte e qualificate opposizioni. Ma neppure è mistero che Ruini, nell' imminenza della sua sostituzione, sembra animato da una sorta di "cupio dissolvi" puntato contro il governo di centrosinistra presieduto da un cattolico di sicura fede ma di adulto, autonomo e quindi laico comportamento. Questo è lo scontro cui stiamo assistendo, attizzato anche, come già si è detto, dagli strappi della sinistra radicale sull' altro fronte. Gli attori principali di questi "destini incrociati" stanno portando il centrosinistra verso un "harakiri" che, se dovesse aver luogo, riporterebbe il paese molto più affondo di quanto non sia, mentre cominciava finalmente a risollevarsi. Qualche lettore mi ha scritto per dirmi che coglie toni sfiduciati e pessimistici nei miei più recenti interventi. Assicuro che non sono sfiduciato. Pessimista abbastanza. In un mondo in cui ciascuno pensa di essere il birillo rosso del biliardo, cioè il centro geometrico di tutto ciò che accade, è difficile essere ottimisti. Diventa un gioco senza regole, di quelli che si facevano nei "saloon" del West, con la pistola sul tavolo. Vogliamo ridurci a questo? Ne siamo ad un passo di distanza. P. S. Per due giorni i nostri "media" e quelli di tutto il mondo si sono occupati come prima notizia dello scambio epistolare tra i coniugi Berlusconi. Divertente (per gli spettatori). Con molti ed anche utili insegnamenti sull' evoluzione della morale pubblica, come hanno egregiamente commentato alcune delle nostre firme più brillanti. Qualche collega di altri giornali si è chiesto che cosa ci fosse dietro e l' ha chiesto a "Repubblica", destinataria della lettera di Veronica Lario Berlusconi, quasi che noi fossimo depositari di eventuali retroscena e quindi strumentalizzati da interessi estranei alla nostra deontologia. è strano porre a noi queste domande. Noi abbiamo ricevuto una lettera inviataci dalla moglie di un uomo pubblico, la quale chiedeva scuse pubbliche per suoi comportamenti avvenuti in pubblico e pubblicamente riferiti dai giornali e dalle tivù. Non abbiamo né carpito un documento privato né stimolato l' autrice a pubblicarlo. Il direttore Ezio Mauro ha ricevuto quella lettera, si è doverosamente accertato dell' autenticità e della volontà del mittente di renderla pubblica ed ha agito di conseguenza. Chi contesta le deontologia scrive a sproposito e se pensa che vi siano retroscena e secondi fini se li vada a cercare come ogni buon giornalista dovrebbe fare.