29 Marzo 2007

Il presule racconta la città al Papa. Cammarata: "Ci è vicino". Orlando: "Parole come macigni"

Romeo, grido di dolore "Periferie nel degrado"

Il vescovo denuncia assistenzialismo e illegalità

Prima l´incontro con Benedetto XVI poi un´intervista a Radio Vaticana -

I capi delle diciotto diocesi siciliane in piazza San Pietro con migliaia di pellegrini

Antonella Romano

C´è Palermo col suo degrado sociale «gravissimo» nelle periferie. E un´isola in cui impera l´illegalità, «infiltrata dovunque». La Chiesa scende in campo per denunciare la realtà malata della Sicilia. E per lanciare l´allarme sul fatto che Palermo è una città con interi quartieri ad alto tasso di disagio giovanile, che la ricerca di un lavoro è difficile, che le intelligenze emigrano altrove. «Un´emorragia permanente - è l´amara analisi dell´arcivescovo Paolo Romeo, a nemmeno due mesi dal suo insediamento - Basta andare in giro per vedere giovani che non hanno un futuro, che aspettano e che avranno difficilmente un posto di lavoro».
Uno stato di malessere profondo che ha fatto da sfondo alle parole del presule, ieri a Roma per guidare i vescovi siciliani nella visita ad limina davanti al Pontefice, in una piazza San Pietro affollata da migliaia di pellegrini giunti da tutte le diocesi dell´Isola. Chiamati in causa dal duro monito dell´arcivescovo, non si sono fatte attendere le reazioni dei candidati a sindaco di Palermo. «Parole che pesano come macigni», commenta Leoluca Orlando, che sugli «invisibili», senza casa e senza lavoro, ha fondato uno dei temi della sua campagna elettorale per l´Unione. Il sindaco uscente Diego Cammarata ha esordito invece ringraziando monsignor Romeo: «Perché con il suo intervento ha dimostrato di essere vicino alla città di Palermo e a tutti noi che quotidianamente siamo impegnati sul fronte dell´affermazione dei valori della legalità e della solidarietà e su quello dello sviluppo economico e sociale».
Paolo Romeo, come presidente della Conferenza episcopale siciliana, ha dato corpo davanti a Benedetto XVI alle preoccupazioni espresse dai rappresentanti delle 18 diocesi dell´Isola durante lo speciale appuntamento che si tiene ogni cinque anni in Vaticano e in cui i vescovi illustrano al Papa i problemi della propria regione, dal punto di vista religioso, sociale e culturale. «La situazione della legalità in Sicilia preoccupa enormemente, perché la non legalità si infiltra dovunque - ha ripetuto Romeo a Radio Vaticana - Là dove vi è un atteggiamento di assistenzialismo si crea un terreno favorevole per la droga, l´alcol, il furto e la violenza. Questo è il degrado che dobbiamo veramente combattere».
Tra i problemi dell´Isola monsignor Romeo ha sottolineato la mancanza di lavoro: «Che fatica trovare un impiego. E questo porta a una continua emorragia. A causa delle condizioni ambientali e socio-politiche, la fuga di molti dei migliori figli di questa terra appare l´unica soluzione, mentre la povertà diventa terreno facile per la criminalità e vince il vizio, il guadagno facile». E se economicamente la Sicilia ha seri problemi, che non garantiscono la legalità, «il passo verso l´illegalità e le sue forme dure e cruente, che mietono vittime, è breve». «Una situazione endemica», l´ha definita Romeo.
Meno pessimista sulla disoccupazione è Diego Cammarata: «Mi conforta il fatto che negli ultimi cinque anni il tasso si è ridotto di dieci punti». Il sindaco è in sintonia con l´arcivescovo, invece, sulla ricetta per uscire dal disagio sociale: «La strada non è certo quella dell´assistenzialismo, che va combattuto con forza. Occorre piuttosto lottare, ed è la strada che ho sempre seguito, per creare le condizioni dello sviluppo, intervenendo anche nelle periferie dove più grave e profondo è il disagio economico, culturale e sociale».