17 MARZO 2007 › COMMENTI

 

 

LA LETTERA

 

Noi cattolici e i falsi profeti della modernità

 

Giuseppe De Rita

 

Caro direttore, nelle settimane passate Repubblica ha così duramente denunciato le abissali carenze culturali di noi cattolici da indurre nelle anime semplici come la mia la tentazione alla resa, alla "bandiera bianca", visto che tutto ci manca.

Ci manca in primo luogo la modernità della costruzione della verità nella dinamica del consenso e del numero, fuori da ogni certezza ontologica; ce lo ha spiegato il prof. Zagrebelski qualche settimana fa nel suo solito grande stile. Ci manca in secondo luogo la consapevolezza di quanto il mondo moderno esalti non solo il primato del corpo ma quell´ambiguità patinata dei corpi che permette di usarli - nella virtualità pubblicitaria come nel sesso - con disanimato "nichilismo laico"; ce lo ha spiegato Gad Lerner sabato scorso, con ironica prudenza. Ed infine e specialmente ci manca la modernità come coerenza con la potenza storica della ragione e della scienza; ce lo ha ricordato Eugenio Scalfari domenica, forse volutamente enfatizzando l´inimicizia cattolica verso «l´intero valore della modernità così come è stato costruito dal pensiero del Rinascimento e dell´Illuminismo» e confortandosi con otto citazioni in nove righe: Montaigne, Cartesio, Spinosa, Kant, Schopenhauer, Nietzsche, Einstein e Freud, più la fisica quantistica.

Sfiniti da tanta potenza di fuoco non ci resta che la resa e una umile richiesta (che so di sicuro accoglimento) di un esercizio solo privato della fede. Se noi cattolici non sappiamo capire e gestire la modernità del consenso e del numero, la moderna ambiguità dei corpi ed il loro gaio nichilismo, la modernità della ragione e della scienza, allora che ci stiamo a fare? Scomparire è un dovere, solo una gerarchia ecclesiale intrisa di arroganza e di potere non vuole convenirne.

Giunto a questo passo estremo di rassegnata depressione, il mio cervello ha avuto uno scarto laterale tipico del ricercatore sociale: perché quella triplice iperpotenza della modernità non riesce a chiudere la partita, lasciando che la cultura cattolica, l´antropologia cattolica, la vita quotidiana dei cattolici sopravvivano al bombardamento delle citate fortezze volanti? Devono giocare in proposito motivi più consistenti che non le resistenze intellettuali di un teologo eletto pontefice e le furbizie politiche di un cardinale eletto a "nemico favorito".

Io sarei portato a segnalare che forse la fede quotidiana possiede qualche potenza che la ragione dei bombardieri non sa capire; ma non voglio mettermi a usare la fede come spunto di polemica. Mi sembra più corretto avanzare il sospetto che la citata triplice modernità trasmetta male la sua potenza, non metta su terra la forza dei suoi motori.

- L´errore originario è quello di esprimere una tale "dismisura" di baldanzosa sicurezza da suscitare meccanismi di sospetto, autodifesa e rigetto da parte della gente comune (vale per le citazioni filosofiche come per l´ostentazione dell´ambiguità dei corpi).

- Ma la dismisura diventa ancor più sospetta e inaccettabile quando è esercitata non dalle élites ma da militanti di piazza e compagni di strada un po´ terra terra. La dismisura di Scalfari ti impegna a confrontarti con essa, la dismisura di Piazza Farnese senti che non ha effetti reali. Non a caso Pannella, uscendone ha notato che "in piazza non c´era il movimento", non c´erano cioè le condizioni per tramutare le emozioni in forza sociale e politica.

- E di conseguenza non si formano leadership riconosciute. Le piazze infatti, fisiche o virtuali che siano, producono più masanielli che leader, essendo strutturalmente prigioniere delle parole d´ordine, delle minoranze più minoritarie, del facile giuoco della contrapposizione personalistica ai personaggi eletti a spregevoli nemici.

Il mondo della modernità dovrebbe riflettere con calma su queste sue carenze: di misura, di condensazione sociale, di leadership. Se non convince è anche colpa sua, per essersi calato nella cultura collettiva in termini lontani dalle sue elaborazioni di élite, e lontani dalla concreta antropologia del Paese, dove il mondo cattolico, da sempre ben insediato nel quotidiano e sul territorio, ha qualche vantaggio. E forse non è fuori luogo la recente notazione del Cardinale Ruini sul fatto che la Chiesa (nella porosità delle decine di migliaia di parrocchie) conosce la realtà delle unioni di fatto più di quanto la conoscano gli esponenti delle tante sigle che convocano la piazza.

La modernità eviti allora la piazza, non porta che regressione e rafforza l´avversario. E fa pensare che alcuni profeti della modernità comincino a dimostrare un po´ di attenzione verso gli eremiti della coscienza e della fede personale, quelli non impiccati al consenso dei numeri, al nichilismo gaio dei corpi, al primato della ragione e della scienza.