28 Aprile 2006 -  IL CANDIDATO/1

Gli ultimi contatti di Marini alla vigilia del voto a Palazzo Madama

Marini ricuce gli strappi con i "rivali" del Sud

Scalfaro I consigli del grande saggio che oggi guiderà la seduta al Senato - Il discorso Una traccia per il discorso d´investitura, per scaramanzia il resto dopo il voto

Umberto Rosso

ROMA - Il discorso dell´investitura l´ha buttato giù nel pomeriggio, chiuso nel suo ufficio al secondo piano del Nazareno, in una pausa dell´ultima frenetica giornata di contatti. Chi l´ha sbirciato, ci ha trovato già i "segni" del presidente di tutti, dopo la battaglia. Una scaletta, più che altro, appuntata su un foglietto che Franco Marini s´è messo in tasca. Il resto del discorso, un po´ per scaramanzia un po´ per la vecchia abitudine del leader della Cisl di parlare a braccio, lo finirà oggi, quando nell´aula di Palazzo Madama avrà la certezza definitiva che sul suo nome finiranno i 162 voti necessari per l´elezione. Tutti, più o meno, direttamente e non, personalmente o dalla sua squadra guidata da Beppe Fioroni e Salvatore Ladu, contattati nei dieci giorni più lunghi della vita politica di Franco Marini. Non si può sbagliare, anche per cancellare quella vecchia ferita del Quirinale. Allora, non resse il patto con D´Alema. Questa volta il lupo marsicano, che al bavero ha sempre il vezzo di portare la pecorella, ha deciso perciò di cambiare il metodo della scalata. Lavoro a tappeto, marcamento a uomo. Dentro il campo proprio, e dentro anche quell´altro. Difficile, qui, trovare tracce. «Lasciamo perdere». Quando Marini fa le telefonate toste lancia un´occhiata e i suoi lo lasciano solo in stanza. Ieri, giorno di vigilia, tre volte è capitato. Sorprese «di là», qualche voto in libera uscita dal centrodestra, però non ne prevede. I folliniani all´amo non hanno abboccato. E nella sala gialla del Senato, mentre si sottoponeva al rito delle fotografie, il neosenatore Marco Follini spegne l´ultima speranza. «Noi su Andreotti, blindati», ha annunciato a Nicola Mancino. L´ex presidente del Senato, compagno di partito nella Margherita, con Marini in questi ultimi giorni si è sentito spesso al telefono. Per dargli il polso del clima nella Camera alta, e qualche dritta sui segreti della "macchina" del Senato, territorio ignoto al deputato Marini. Andreotti ci aveva provato, a seminare un po´ di zizzania tra i due, come una controffensiva "parallela" rispetto alle manovre tentate nella Cdl. Operazione fallita.
Grazie anche ai consigli di un grande saggio, Oscar Luigi Scalfaro, che oggi guiderà la seduta in aula. L´aspirante presidente del Senato è andato a rendergli omaggio, nel suo ufficio di Palazzo Giustiniani, accompagnato da Vito Riggio, presidente dell´Enav con il quale ha un vecchio rapporto di amicizia e di militanza nella Cisl. Tale da non escludere che ci possa essere per Riggio un posto di primo piano nella nuova squadra di Palazzo Madama. Il sindacato era e resta la grande forza e la grande casa di Marini, che non per niente s´è andato a tuffare nelle acque cisline alla vigilia della battaglia, per l´acclamazione del nuovo leader Raffaele Bonanni. Da quella storia viene un altro dei suoi fedelissimi, Sergio D´Antoni.
Con Scalfaro una rimpatriata, così come con Emilio Colombo, e ogni dubbio spazzato via con Rita Levi Montalcini quando parlandole al telefono Marini ha toccato il tasto più caro al premio Nobel: la ricerca scientifica. El Senador argentino che tiene l´Unione sulla corda, l´ha mantenuto per ultimo. Faccia a faccia con Luigi Pallaro, nel tardo pomeriggio. Sorrisi e amarcord. «Si ricorda che una sera in Argentina fu mio ospite a cena, ancora da segretario della Cisl?». La squadra del Nazareno sul voto del Senador ora accetta scommesse. Come su quegli altri due che, ad un certo momento, avevano fatto entrare in fibrillazione il pallottoliere della Margherita. Pietro Fuda si chiama uno, Fabio Giambrone l´altro. Il primo eletto con la lista di Agazio Loiero in Calabria, il secondo uomo di Leoluca Orlando nella formazione di Di Pietro. Il filo che li unisce? Il rischio-vendetta che qualcuno ha temuto. Marini diede lo stop in Calabria alla lista del governatore, che sceso in campo da solo ha poi centrato l´obiettivo. Marini disse di no a Orlando nella lista della Margherita, dopo i contrasti sulla candidatura della Borsellino. A mediare con l´ex sindaco di Palermo entra in scena Sergio Mattarella, che cerca al telefono Orlando in viaggio in Brasile. Viene contattato anche Loiero. Tranquilli, falso allarme. Fuda garantisce fedeltà a Marini. E Giambrone ride: «Votare Andreotti? Peggio che convivere con la mafia».