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Marzo 2007
Discutibilissima puntata di «Annozero»
L'inquisitore Santoro e il giornalismo da luna park
Umberto Folena
Questo è un appello al disarmo giornalistico. Non al
giornalismo senza spina dorsale che rinunci alle idee, alla battuta, alla sana
polemica, al gioco raffinato dell'ironia. Ma al giornalismo tracotante, fatto di
imboscate ed esecuzioni sommarie davanti a un pubblico plaudente che reclama la
testa del condannato. Quindi non contro il giornalismo di parte, poiché tutti
apparteniamo a qualcuno o qualcosa, idea persona o progetto; ma contro il
giornalismo fazioso, che è cosa ben diversa. È un appello o meglio ancora una
bandiera bianca, quella che sventolavamo invano - e chi ci vedeva, nel nostro
salotto? - giovedì sera davanti allo scempio messo in onda su Raidue da Michele
Santoro con il suo Annozero, tema le unioni di fatto e l'impallinamento del
ministro Clemente Mastella, piazzato solo su una sedia di fronte all'emiciclo
dei giustizieri, il vuoto attorno quasi fosse un appestato, Santoro a danzargli
dinanzi sfoggiando il suo più fotogenico sorriso a sfottere, e tutti addosso.
Il disarmo non significa rinuncia al confronto. Disarmo significa poter contare
su un arbitro che garantisca il rispetto delle regole e dei contendenti. Un
arbitro che intervenga se i toni si fanno offensivi o vengono dette cose false.
Quell'arbitro che Santoro orgogliosamente non è. Ad esempio, quando un gay
ventunenne, ben attrezzato dialetticamente, dice che il Papa e Ruini disprezzano
lui che non può stringere la mano al compagno morente in ospedale, questa è
demagogia bell'e buona che istiga all'autocommiserazione quanto
all'aggressività, e un arbitro dovrebbe interrompere il gioco e ammonire. Non
incoraggiare.
Che il giornalismo splatter faccia più audience, riempiendo di soddisfazione i
signori inserzionisti, non ce ne meraviglieremmo. Resta la tristezza di fronte
alla progressiva funarizzazione di Michele Santoro, irresistibile nella sua
omelia minacciosa da laico inquisitore contro i politici che «devono imparare ad
ascoltare», pronunciata quando Mastella si alza e se ne va, e rim asti senza
orsetto gli allegri tiratori del luna park non sanno a chi sparare, e la
trasmissione s'affloscia di colpo su se stessa; ma Santoro, vecchia lenza
catodica, se ne accorge e assume l'iniziativa.
Resta anche l'amaro in bocca per l'occasione perduta; perché quel gay
ventunenne, con la sua vita i suoi affetti le sue opinioni, meritava davvero
l'ascolto e l'attenzione per i quali giovedì sera mancavano del tutto le
condizioni: purtroppo in un mattatoio si squartano i manzi, non si allacciano
relazioni.
Inutile dire che parlare di unioni di fatto e Dico in modo disarmato, e assai
più produttivo, si può. La stessa sera a Controcorrente, su Sky tg24, il canale
all news di Sky, Corrado Formigli arbitrava il civilissimo confronto tra Rocco
Buttiglione e la diessina Roberta Pinotti, in versione gentleman e gentlewoman;
non mancavano le voci delle lesbiche (americane) e dei gay (italiani), ma erano
voci, non urla. Un canale a pagamento ha svolto quel servizio pubblico di cui
troppa Rai non è più capace.
Disarmo sia, dunque. Nel frattempo, Mastella mediterà sulla temeraria decisione
di partecipare a un'esecuzione annunciata, la sua, sperando di farla franca. Non
poteva immaginare che i vincoli politici determinati dal far parte - lui e
Santoro - della stessa maggioranza politica non avrebbero tenuto. E Santoro si
rassegnerà: nessun editto bulgaro, nessun martirio, nessun esilio dorato in
qualche Parlamento, europeo o mondiale o galattico: nessuno lo caccerà.
Resteranno lì da soli, lui e il suo ego stratosferico, se possibile senza altre
vittime sacrificali, a contarsela su. Per fortuna l'etere è vasto.