29 aprile 2007

La campagna elettorale in cerca di entusiasmo

IN CERCA DI ENTUSIASMO

Nino Alongi

La campagna elettorale va avanti stancamente con la sua folla di candidati che cercano di animarla. Uno spettacolo reso ancora più deprimente dall´assenza di fatto dei partiti delle due coalizioni. Sono come spariti. Una mancanza che ovviamente pesa perché in questo modo manca quel collante ideologico e programmatico che nel passato dava un senso al dibattito cittadino e ne orientava le scelte.
In questi giorni, comunque, a interessare l´opinione pubblica, più che la cronaca, sembra paradossalmente la storia. Intendiamo riferirci al successo dei libri, su vicende lontane, che vengono periodicamente pubblicati da vari esponenti della cultura cittadina.
In particolare viene preso in considerazione un periodo della nostra storia, quello legato ai primi anni del secondo Dopoguerra. Anni decisivi, contraddistinti dalle lotte contadine e dalle stragi, come quella di Portella della Ginestra, ma anche dalla riforma agraria e della nascita dell´autonomia regionale.
Si è attratti probabilmente dalla complessità di quegli avvenimenti, impressionati forse dai protagonisti, figure in alcuni casi veramente eccezionali, ma ancora di più colpiti dalle modalità con le quali si uscì, pur con molte ferite, da quella stagione difficile. Come fu possibile in quegli anni sconfiggere il separatismo, col suo carico di conservatorismo e di anarchismo? Come si riuscì a disciplinare il movimento contadino, in quel frangente esasperato e fortemente determinato, e avviarlo sul crinale del riformismo? Come si ottenne in pochi mesi un istituto autonomistico dotato di uno Statuto speciale che troverà piena cittadinanza, senza subire modifiche, nella Costituzione italiana?
Non è facile rispondere. A premiare i vari leader, in quel frangente storico, non fu il caso, non furono le circostanze pur favorevoli e neppure le doti e le capacità politiche che in larga misura quei dirigenti possedevano, ma molto probabilmente la presenza sulla scena politica di forti raggruppamenti ideologicamente orientati e, per molti versi, più avanzati della stessa comunità che rappresentavano. È sintomatico che, man mano che i grandi partiti tornavano a vivere e a riorganizzarsi, contestualmente si riducevano la deriva anarcoide, l´illegalità diffusa, il banditismo, i rigurgiti neofascisti. Fu in gran parte merito della Democrazia cristiana e del Partito comunista, pur fortemente contrapposti, far passare l´Isola, in quegli anni difficili, dall´emergenza alla normalità, dal ribellismo alla convivenza democratica. Non si trattò di un processo indolore e neppure di un processo lineare, lo attestano i tanti buchi neri che sono rimasti, ma fu tuttavia un processo salutare.
Perché ci si sofferma, in particolare, su questi aspetti? La storia non si ripete, ma può sempre illuminarci la strada. Abbiamo combattuto in questi anni gli eccessi della partitocrazia e lo abbiamo fatto alternativamente con il movimentismo e con la via giudiziaria. È stata una cura salutare ma anche, riconosciamolo, devastante perché abbiamo rimosso, è vero, situazioni non più sostenibili e personaggi non più presentabili, ma abbiamo aggravato, col populismo barricadiero e col presidenzialismo mediatico, le condizioni generali della democrazia. La politica non si corregge con l´antipolitica.
Si offre adesso una possibile terapia che è quella della semplificazione e della riaggregazione dei partiti all´interno dei due schieramenti. Nel centrosinistra, in particolare, sta nascendo, dalla fusione delle due maggiori forze della coalizione, il Partito democratico, mentre nella sinistra estrema dello schieramento si sta manifestando una intesa nuova, foriera, ci si augura, di sbocchi positivi. Anche nel centrodestra, seppur con minore convinzione, si parla con insistenza, alternativamente tra le varie componenti, di partito unico e di federazione.
Che i Democratici di sinistra e la Margherita, che sono gli eredi dei due maggiori partiti della Prima repubblica, abbiano deciso di dar vita a un nuovo soggetto politico non è ininfluente. Non è ancora la soluzione della crisi, ma può costituire un buon avvio. È, comunque, un segnale importante. Bisognerebbe adesso che la cosiddetta società civile si muovesse in sintonia con questa tendenza virtuosa che si va delineando, che la stessa campagna elettorale trovasse in questo progetto coraggioso un motivo finalmente di interesse e di entusiasmo, che i partiti, che pur esistono nella nostra città, tornassero ad avere la parola, e che i tanti simpatizzanti che hanno dato vita nel passato alle primarie passassero dal compiacimento all´adesione nei riguardi del Partito democratico che sta nascendo.
«La democrazia è un sistema politico - sostiene Paul Ginsborg - mutevole e insieme vulnerabile. Per vitalizzarla oggi è indispensabile connettere rappresentanza e partecipazione, economia e politica, famiglia e istituzioni». Bene. Ma è anche indispensabile, aggiungiamo noi, avere insieme con questi buoni propositi una forte motivazione. Può venire dall´esperienza del passato? Certamente se la riviviamo senza malinconie, suggestioni ideologiche e complessi, con spirito critico.