13-02-2006

I NUMERI DI NAPOLEONE

CURZIO MALTESE
 

A due mesi dal voto il premier deve aver già esaurito il campionario delle trovate se è costretto a rilanciare un trucco dei suoi più bolsi: il sondaggio inventato. In un comizio dell' altro giorno, ha annunciato il sorpasso del centrodestra, certificato da un misterioso istituto di ricerca americano. La circostanza improbabile fa venir in mente quanto testimoniava Luigi Crespi, ex sondaggista di Arcore, quindi non sospetto di antiberlusconismo viscerale: «Berlusconi non commissiona sondaggi: compra risultati». Ieri il quotidiano di famiglia, il Giornale, ha ripreso nel titolo d' apertura la bufala del padrone con un tocco ulteriore di fantasia: «Un sondaggio della sinistra dà il Polo vincente al Senato». La società Swg, citata dal quotidiano, ha subito smentito. In un paese dove la politica è considerata una cosa seria, due infortuni di queste dimensioni costano milioni di voti (veri). Tornando all' Italia, fanno parte del gioco, lo sporco gioco elettorale che da noi è sempre più sporco che altrove e in questi mesi sta toccando autentici primati di sudiciume. Il premier è del resto allenato da tempo a dare i numeri, più o meno metaforicamente, senza rischiare mai di imbattersi nella normale domanda di un normale giornalista: «Potrebbe citare la fonte?». Il personaggio vive un contrappasso inimmaginabile. Per anni i sondaggi favorevoli o anche trionfali sono stati lo strumento principe del suo far politica. Erano inventati anche all' epoca ma in allegria, nell' euforia di un' ascesa. Nel ' 94 Forza Italia annunciò che il 70 per cento degli italiani voleva il Cavaliere presidente del Consiglio. L' avversario Mino Martinazzoli ammise che non soltanto il dato era vero ma, dalle ricerche in suo possesso, risultava che il 90 per cento dei cinesi invocava Berlusconi imperatore. L' ex segretario della Dc aveva capito per primo che in certi casi è importante non contraddire il paziente. Ora i sondaggi di Berlusconi sono inventati con rabbia e per disperazione. Da sei mesi, ormai, gli istituti seri registrano un vantaggio costante del centrosinistra, da 6 a 8 punti. Costante. Qui nasce la disperazione. In questo periodo Berlusconi le ha provate tutte. Ha cambiato la legge elettorale, scegliendo al supermercato delle istituzioni l' offerta a lui più conveniente. Ha invaso le televisioni, cantato da Fiorello, interferito nei notiziari del traffico, tirato in ballo Stalin, Napoleone e Gesù Cristo, costretto al cottimo i dipendenti Vespa, Pivetti e Mentana. è perfino andato a deporre in un' aula di giustizia. Una campagna così non s' era mai vista in una democrazia occidentale, ha scritto la stampa mondiale che si è poi divisa nel giudizio: una metà ha ricordato Ceaucescu, l' altra Peron. Eppure, in fondo a tante fatiche, i sondaggi non si sono spostati di una virgola. Ogni tanto sì, qualche ricercatore avanza la timida ipotesi di una rimonta del centrodestra. Davanti a tanta insensibilità del corpo elettorale, Berlusconi ha deciso di fare come Maometto (un paragone delirante e ormai d' obbligo): se lui non arriva alla montagna, sarà la montagna a muoversi. è ovvio prevedere che il gioco sporco andrà avanti fino al 9 aprile compreso, nonostante le mille smentite. L' unico dubbio è se Berlusconi ha intenzione di trascinarlo oltre, seguitando a sbandierare sondaggi vittoriosi anche dopo l' eventuale sconfitta reale delle urne. Il titolo del Giornale dell' 11 aprile, in ogni caso, dovrebbe essere: «Gigantesco broglio della sinistra».