4 Aprile 2007

Il Fai da anni chiede di intervenire. Tanti sì, nessuna firma

I graffiti del paleolitico sepolti dietro a un cancello

Sono una delle più straordinarie testimonianze di arte preistorica esistenti, eppure la notorietà dei graffiti dell´Addaura non ha mai potuto competere con quella dei dipinti di Altamira e di Lascaux. Si sarebbe potuto celebrare un gemellaggio tra questi vertici, ma il grande triangolo della preistoria europea zoppica dalla nostra parte. Colpa dei nostri antenati paleolitici.

Marcella Croce

Che hanno voluto scegliere proprio la Sicilia per esprimere il loro enigmatico messaggio. Il 12 aprile alle 18,30 una tavola rotonda organizzata dal Fai di Palermo presso la Fondazione Banco di Sicilia di Villa Zito, riaccenderà i riflettori sul problema dell´eterna chiusura delle grotte, che fin dalla loro scoperta nel 1952 non sono mai state aperte con regolarità. Per antica tradizione (e, si sa, noi alle tradizioni ci teniamo moltissimo), la fruizione pubblica di questo straordinario luogo ha sempre lasciato molto a desiderare. La motivazione ufficiale per la totale chiusura attuale, che perdura da dodici anni, è il pericolo caduta massi, sebbene Giuseppe Giunta, professore di geologia dell´Università di Palermo, abbia dichiarato che non sarebbe impresa molto difficile mettere in sicurezza la zona soprastante e consentire quindi l´apertura delle grotte.
Le grotte sarebbero già potute diventare a tutti gli effetti un sito del Fai, come è avvenuto con il giardino della Kolymbetra ad Agrigento, che dopo anni di abbandono e incuria, risplende oggi di luce propria. La candidatura dell´Addaura era infatti stata accettata dall´amministratore delegato del Fai Marco Magnifico. E tre anni fa l´assessore regionale ai Beni culturali, Fabio Granata, aveva accettato la proposta di Riccardo Agnello, capo delegazione del Fai a Palermo. Anche il successore di Granata, Alessandro Pagano, si era dichiarato interessato affinché le grotte fossero date in concessione al Fai, ma alle parole non è seguito alcun atto concreto.
«L´alternativa è quella consueta, cioè di non fare nulla, in attesa che i graffiti vengano sfregiati dal primo vandalo armato di grimaldello che decida di far saltare l´arrugginito cancello esistente», afferma Agnello. «Per Villa Pignatelli Florio a San Lorenzo avevamo lanciato il nostro grido d´allarme, e non siamo stati ascoltati. Anche per le grotte potrebbe tra non molto essere troppo tardi». Un luogo bellissimo che con la sua magnifica vista sul mare incantò i nostri lontani progenitori e che è stato proposto divenga patrimonio Unesco in un convegno tenutosi nello scorso novembre a San Cipirello e promosso da nove associazioni tra cui Fai, Salvare Palermo e SiciliAntica.
Anche la celebre grotta di Altamira in Spagna (la Cappella Sistina del paleolitico), è chiusa dal 1979. Inoppugnabile in quel caso la motivazione: i colori sono in pericolo, quell´arte straordinaria, da cui Mirò affermò di avere tanto imparato, era al collasso sotto l´impatto antropico dei quasi 200 mila visitatori che nei precedenti 40 anni l´avevano visitata. Da dieci anni però esiste nelle immediate vicinanze un ottimo allestimento museale sulla vita nella preistoria, e ai visitatori è data facoltà di entrare nella splendida, enorme replica a grandezza naturale della grotta, per osservare nei dettagli la ricostruzione di uno scavo archeologico, della «bottega» del pittore, e della tana degli orsi che vi abitarono quando il luogo fu abbandonato.
Al contrario, di un documento così importante come i graffiti dell´Addaura, oggi non rimane nessun segnale esterno, neanche un cartello che ne indichi l´esistenza, magari solo per giustificare la mancata apertura. Solo il nostalgico nome del ristorante di un vicino hotel. Il malandato viottolo, anche se costeggia ville signorili, è pieno di immondizie, e ben presto si arresta davanti a una lunga anonima cancellata. Punto e basta. Sembra proprio che a tutti stia bene così. Anche perché in tal modo sono stati raggiunti due ottimi risultati: per i palermitani l´Addaura è rimasto solo un posto dove si può andare a fare i bagni, e nel contempo le autorità preposte sembrano ben felici di essersi liberate di una patata bollente.
Persa per tutti quindi, e sine die, l´occasione di vedere una delle pochissime rappresentazioni paleolitiche di esseri umani, un unicum mondiale che ritrae una vera «scena»: l´uccisione rituale di due giovani che, con inquietanti parallelismi con i macabri rituali mafiosi, vengono incaprettate tra una dozzina di astanti che danzano con le braccia alzate. Persi anche, a giudicare dall´esempio di Altamira, posti di lavoro e business turistico. Niente magliette, tazze o cartoline. Le linee dei graffiti sono così moderne da sembrare dovute al genio di un Van Gogh o di un Matisse, eppure sulla loro disturbante bellezza è ormai caduto un silenzio siderale, quasi una lastra tombale.
«Caduta massi», «chiuso per restauri», suonano sinistramente in Sicilia, quasi una sentenza senza appello. È una terra di segrete, ataviche soddisfazioni; una è quella dell´impiegato che ti comunica la chiusura di una porta, di un cancello, di uno sportello. Nel caso più comune, «purtroppo» manca proprio in quel momento la persona che ha le chiavi magiche. Speriamo che qualcuno si decida un giorno a ritrovare da qualche parte le chiavi della grotta dell´Addaura. Quelle straordinarie figure intrecciano ancora, ma senza pubblico, la loro danza misteriosa.