13/11/07
Una revisione che ha alle spalle una storia lunga
TUTTO COMINCIA CON IL CONCILIO
Tutto nasce dalla difficoltà di conservare la
sacralità della lingua di testi che veicolano la Parola di Dio senza cadere in
indebiti aggiornament
Giovanni Filoramo
E' la prima volta che nella Chiesa Cattolica viene edito un
Lezionario dopo la pubblicazione, il 28 marzo del 2001, della Istruzione
Liturgiam authenticam, che dettava i criteri per la traduzione nelle lingue
moderne dei testi destinati alla liturgia. In effetti, anche in seguito alla
pubblicazione della Nova Vulgata – che rimane, in casi di dubbi relativi alla
canonicità e alla esatta disposizione del testo, il riferimento obbligato dei
traduttori – si è reso necessario rivedere la traduzione attualmente in uso. Il
lavoro compiuto intorno al nuovo Lezionario parte da lontano: in realtà può
essere visto come il punto d´arrivo e in qualche modo la realizzazione pratica
della riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano II.
Si conclude un ciclo più che cinquantennale, inaugurato il 4 dicembre 1963 con
l´approvazione della Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium.
La portata dirompente del documento è stata troppe volte sottolineata per
insistervi. Essa tocca tra l´altro il problema dell´inculturazione, con la
collegata difficoltà di conservare una unità liturgica nonostante le
innumerevoli traduzioni cui i testi, a cominciare dai testi biblici in uso,
erano destinati ad andare incontro. Come conservare la sacralità della lingua di
testi che veicolano la Parola di Dio rivelata senza cadere in pericolosi
anacronismi, in indebiti aggiornamenti e così via? Per non portare che un
esempio, come comportarsi di fronte al tradizionale genere grammaticale delle
persone della Trinità, tenendo conto del fatto che molte lingue possiedono nomi
e pronomi di genere che possono porre problemi nella traduzione di "Spirito
santo", mentre altre hanno difficoltà a rendere queste differenze? Che fare poi
di sostantivi come "Chiesa"? conservarne sempre e comunque il genere femminile?
L´elenco di queste difficoltà è, naturalmente, infinito; esso accompagna la
storia ormai millenaria delle traduzioni bibliche.
Certo è che, nel caso di un Lezionario, questi già complicati problemi sono resi
più delicati e complessi dalla stessa natura della liturgia. Per non correre il
rischio della interpretazione infinita – e dunque di cadere nella trappola del
relativismo culturale – è necessario mettere in atto un´opera sapiente di
mediazione non solo linguistica, ma culturale e prima ancora pastorale, che
permetta di conservare, anche a livello linguistico, l´unità del rito nella
varietà delle sue interpretazioni, adattamenti e traduzioni. Occorre, dunque,
conservare il "respiro" profondo non solo dei testi biblici, ma anche del
linguaggio liturgico, non perderne l´aura di mistero, nel contempo permettendo
di avvicinarvisi. Si può eliminare Mammona, oggi incomprensibile, ma è più
difficile eliminare termini come alleluia, amen, Kyrie eleison. In ogni caso,
oggi il credente si trova di fronte a una opzione tipica del pluralismo: la
possibilità di accostarsi in modi più efficaci alla lingua liturgica in
italiano, nel contempo, potendo, se vuole, rituffarsi nella melodia arcana della
messa in latino.